51 opere · 2003 – 2026
Opere in mostra
Il percorso attraversa cinque sezioni e oltre vent’anni di pittura. Tocca un’opera per vederla a schermo intero, oppure filtra per sezione.
Sezione I
La Romagna
Il legame di Nardi con questa terra affonda le radici nella sua infanzia, negli anni trascorsi insieme ai nonni nella campagna romagnola, tra le visite ai parenti che abitavano in queste zone di collina e di campagna. Sono i luoghi che ha attraversato da bambino a tornare oggi sulla tela, con la stessa fedeltà con cui sono rimasti nella memoria: non stupisce ritrovare, tra i titoli di queste opere, borghi e case che sembrano custodire ancora l’eco di quei giorni.
Da questo legame nasce un modo intimo di abitare il mondo, in cui la terra non è soltanto un paesaggio da dipingere, ma un rifugio a cui tornare. Il cuore della Romagna viene colto nella sua dimensione più sincera: le campagne infinite, il profilo dei borghi antichi, la quiete dei laghi e le geometrie dei campi dorati diventano, sotto la spatola e il pennello, lo scenario di una pittura che celebra la stabilità silenziosa del mondo rurale.
Sezione II
Il tempo del risveglio
Prima che il giorno cominci davvero, l’artista è già sveglio, in quel silenzio che precede ogni cosa. Potrebbe scegliere di dormire ancora, di rimandare l’inizio della giornata, ma preferisce sottrarre quel tempo al sonno per gustare il momento in cui tutto sta per cominciare: la pace sospesa che precede il turbinio delle ore, la luce che cresce piano, il mondo ancora fermo un istante prima di animarsi. È in questa attenzione quotidiana al risveglio che nasce forse il bisogno di dipingere la rinascita della natura, di fermare sulla tela quello stesso stupore che vive ogni mattina con i propri occhi.
Ci sono momenti in cui la natura sembra trattenere il respiro, un attimo prima che tutto ricominci: è il punto esatto in cui la luce del mattino prende forma e la terra si apre a un nuovo giorno, o al ritorno di una nuova stagione. Davanti ai rami di un mandorlo o alle colline in fiore di Bertinoro, si avverte tutta l’emozione di fronte al miracolo del risveglio. La pittura qui si fa libera, fresca, quasi mossa da un’urgenza affettiva: il pennello e la spatola non inseguono la precisione del disegno, ma cercano l’anima del colore, la freschezza di un’impressione pura, trasformando la fragilità di un istante passeggero in qualcosa che continua a fiorire anche dopo che la stagione è finita.
Sezione III
Il tempo del ritorno
Il legame di Nardi con questo mare nasce presto, a diciassette anni, quando comincia a frequentare Cesenatico, accogliente cittadina della costa romagnola. È qui che si radica quel rapporto profondo con l’acqua e con la luce che non lo lascerà più: un legame così forte da spingerlo, a ventiquattro anni, a stabilirsi definitivamente in questa città, dove ha messo le sue radici e da dove non si è più mosso. Il suo lavoro lo porta spesso in giro per l’Italia, più giorni alla settimana lontano da casa, ma è sempre qui, davanti al suo mare, che ritrova la pace e non sente più il bisogno di muoversi altrove.
Dalle banchine del porto canale di Cesenatico al fascino selvaggio e incontaminato della Bassona, la pittura si fa specchio di una quotidianità condivisa, quella di chi conosce questi luoghi non da turista, ma da chi vi torna sempre, in ogni stagione dell’anno. Non c’è accademia in queste marine, ma il desiderio profondo di catturare l’aria di salsedine, la luce che rimbalza sull’acqua o la poesia minima di un aquilone che sfida il vento. Attraverso campiture libere e una tavolozza che sa farsi ora caldissima ora argentea, ogni tela si trasforma in un diario affettivo: il ricordo di un’estate lontana o la quiete di un pomeriggio davanti all’infinito, trattenuti per sempre dalla memoria della luce.
Sezione IV
Il tempo del silenzio
C’è un colore che riporta il pittore subito alla calma: il bianco della neve. Non è un paesaggio che gli appartiene per abitudine, lui che vive vicino al mare la neve la incontra di rado, ma forse proprio per questo lo colpisce ogni volta con la stessa forza: quel silenzio ovattato, quella quiete che sospende ogni rumore, gli restituisce un tempo diverso da quello delle sue giornate.
L’inverno si appropria delle cose con una forma di rispetto quasi sacro: la terra si spoglia dei suoi colori più accesi per accogliere il bianco, e il paesaggio innevato cessa di essere una semplice stagione per farsi metafora di una purezza interiore, un momento di raccoglimento in cui una luce fredda e cristallina ridefinisce i volumi del mondo rurale. Tra l’isolamento fiero di un albero solitario e lo stupore di un campo colto all’improvviso sotto la neve, la pittura qui impara a lavorare per sottrazione: non c’è solitudine cupa, ma una pace immensa, la stessa che trattiene Nardi fermo per ore davanti al bianco, quando tutti gli altri sarebbero già rientrati al caldo. L’oro che accende il mattino gelido e i riflessi che vibrano sul ghiaccio raccontano, con campiture dense, l’attimo esatto in cui la natura stessa si ferma.
Sezione V
Il tempo dell’altro
Chi conosce Nardi sa quanto sappia darsi agli altri, pur custodendo un tempo tutto suo, uno spazio silenzioso in cui la pittura diventa compagnia sufficiente a se stessa. Forse proprio per questo la figura dell’altro si è fatta strada nella sua opera solo dopo un lungo cammino tra paesaggi e silenzi: quasi a dire che si può davvero incontrare l’altro solo dopo aver imparato a stare bene con se stessi, e che questo sguardo verso la presenza umana chiude, alla fine, il cerchio di una ricerca che parte sempre da dentro.
La pittura si fa allora vicina, quasi confidenziale, accostandosi alla presenza umana, ai gesti minimi e ai sentimenti profondi che li accompagnano: l’incontro, lo stupore della maternità, la sospensione dell’attesa, l’intimità del riposo. Il corpo non viene mai esibito, ma svelato attraverso lo studio della luce, dalle forme che affiorano in una morbida penombra ai corpi che si lasciano andare all’abbandono, fino al nudo che si risolve in puri accordi cromatici e musicali. La stesura del colore, densa e immediata, rinuncia al dettaglio anatomico per catturare la vibrazione della pelle e l’energia di una relazione. Un gesto, uno sguardo, un corpo in penombra bastano a raccontare quanto anche l’altro, alla fine, faccia parte dello stesso paesaggio interiore.
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