Dal 12 al 27 settembre 2026

Nel mio tempo
La memoria della luce

Una personale che raccoglie 51 dipinti realizzati fra il 2003 e il 2026, organizzata da Francesco Giusti con la prefazione di Carla Agostini.

Date
12 – 27 settembre 2026Inaugurazione sabato 12 settembre
Orari
16:00 – 18:00Tutti i giorni
Sede
Sala Mostre “Mario Bertozzi”Rocca di Forlimpopoli (FC)
Opere esposte
51 dipintiCinque sezioni, oltre vent’anni di lavoro

Testo critico

La pittura, quando nasce da una necessità sincera, non ha il compito di riprodurre la realtà: coglie spazi in cui ritrovarsi e li cattura per renderli propri, quello di Christian Nardi è un mondo personale. I paesaggi sono come specchi interiori e le pennellate sulle tele parlano perché vanno oltre il silenzio dei soggetti, ci invitano a entrare nella sensibilità del pittore. Questa mostra è un diario visivo del sentire raccontato in una sequenza che non segue una cronologia accademica, ma che si adatta al percorso dell’artista, attraversando oltre vent’anni di ricerca. Le opere qui raccolte appartengono a stagioni e momenti diversi della vita di Nardi, ma condividono lo stesso bisogno: restituire alla natura e alla figura umana uno spazio in cui essere di nuovo notati e rielaborati alla luce di un nuovo senso, il suo senso.

C’è dietro ogni tela, un tempo che Nardi si è preso per sé, sottratto ai ritmi frenetici della vita di ogni giorno: un tempo per fermarsi, respirare, guardare con calma e capire quello che normalmente si attraversa di corsa o distrattamente. In questo tempo ritrovato la pittura è diventata, negli anni, un modo per rigenerarsi, prima ancora che un mestiere o una vocazione dichiarata.

In questo spazio ritagliato, il tempo smette di essere riempito come un dovere o qualcosa che debba necessariamente avere una logica e si trasforma in una luce pronta a evidenziare spazi e momenti. Il colore si sedimenta nelle geometrie dei campi dorati, si riflette nelle banchine umide dei porti, si nasconde dietro a una campitura che sembra nata d’istinto: ogni dipinto fissa un frammento di esperienza vissuta e, al contempo, lo lascia libero di vibrare, come un’eco che continua a risuonare nel senso di chi guarda. La pittura diventa così una meditazione sulla persistenza della bellezza e sulla sua capacità di ritornare in forme sempre diverse, eppure sempre necessarie. Senza quello sguardo non ci sarebbe vita.

Le cinque sezioni che compongono il percorso — La Romagna, Il tempo del risveglio, Il tempo del ritorno, Il tempo del silenzio e Il tempo dell’altro — sono altrettante tappe di questo cammino interiore: il luogo dell’infanzia, la rinascita della natura, l’approdo al mare di casa, la sospensione della neve, l’incontro con la figura umana. Ognuna racconta un modo diverso di prendersi il proprio tempo, di fermarsi a guardare invece di lasciarsi trascinare dal presente.

Locandina della mostra “Nel mio tempo. La memoria della luce”, Rocca di Forlimpopoli, 12–27 settembre 2026.
La locandina della mostra. Scarica la locandina

Prefazione

“Nel mio tempo” mi ha colpito già nel titolo

“Nel mio tempo” mi ha colpito già nel titolo. Nel: proprio dentro. Mio: di nessun altro. Tempo: un luogo strano, il tempo, non è fisico ma è concretissimo e segna lo spazio in cui uno c’è e vuole esserci.

Conosco Christian da prima che diventasse così appassionato e tenace nel dipingere, così presente nel voler perseguire quello che sarebbe diventato. Conosco, e ne sono testimone, i suoi primi passi, la creatività straripante che non veniva contenuta nemmeno dalle cornici.

Conosco lo studio, mai teorico, sempre sperimentato e adattato a sé, al proprio sguardo, che si può riconoscere e rintracciare soprattutto osservando i dipinti nel loro ordine cronologico, ed è un crescendo consapevole dell’oggetto trattato, perché è assolutamente riconoscibile un fatto: Christian guarda e sa vedere.

Questa esposizione ha anche un sottotitolo: “La memoria della luce”.

Memoria è una parola molto potente. Non riguarda solamente i fatti che rimangono dentro, riguarda quello che modella un uomo, tutti quegli incontri con le persone, i posti, le situazioni che ti fanno sentire vivo. Perché, allora, la memoria della luce? Perché la luce, quella che Christian sa dipingere, durante l’osservazione muta che si riserva a un’opera d’arte, sa stupire. Può essere violetta o indaco come nel cielo invernale, può essere nelle pennellate verde acerbo di certi prati, negli azzurri brillanti di acqua e cieli sereni e nel rosa di fiori che si impongono come promesse. Può essere, e lì veramente commuove, nei colori della Maternità, luminosi del legame intenso tra la madre che allatta e il figlio, e nelle zone d’ombra che fanno emergere dall’oscurità la figura che aspetta, nell’opera Attesa.

Ogni artista, e Christian in questo non fa eccezione, studia, e studia tanto, i grandi pittori che sono maestri. Possiamo riconoscere alcune pennellate impressioniste, alcune campiture che ricordano Cézanne, alcune sfumature alla Turner, ma questo è un altro punto a favore di questa esposizione: i maestri sono presenti perché nessuno si fa da sé. Nessun artista è solo: legami se ne stabiliscono, incontri se ne fanno, confronti e studio personale creano così delle personalità, e ne abbiamo un esempio nelle opere che Christian ha voluto condividere con tutti noi.

Rimane solo una cosa da dire: grazie, Christian.

Carla Agostini

La Rocca di Forlimpopoli, fortezza rinascimentale con quattro torrioni angolari.

La sede

La Rocca di Forlimpopoli

Immersa nella suggestiva atmosfera della Romagna, la Rocca di Forlimpopoli si erge come un’imponente testimonianza del passato militare rinascimentale, capace di incantare occhi e animi di chi la visita. Costruita con maestria intorno al 1361 sulle rovine dell’antica cattedrale, devastata dalle truppe pontificie del cardinale Albornoz, la Rocca ha attraversato secoli di storia, silenziosa testimone di epoche e dominazioni diverse.

Rinforzata e ampliata nel corso dei secoli dagli Ordelaffi, signori della città, la Rocca si presenta oggi nella sua maestosa imponenza, caratterizzata da quattro possenti torrioni angolari e una cinta muraria che si affaccia su un ampio fossato, testimoniando il suo ruolo strategico di difesa e controllo del territorio. Le sue mura possenti raccontano storie di dominio e potere, attraversando i periodi in cui fu sotto il controllo dei Riario-Sforza, di Cesare Borgia, dei Rangoni e degli Zampeschi.

Alla fine del XVIII secolo, l’esercito napoleonico la requisì, segnando un ulteriore capitolo nella lunga vita della Rocca. Oggi, l’edificio ospita il Comune, il Museo Archeologico, il cinema-teatro Verdi e la sala Mostre “Mario Bertozzi”, sede della mostra.

Ogni pietra, ogni angolo di questa antica struttura respira storia e cultura, invitando i visitatori a esplorarne le profondità e a lasciarsi affascinare dalla bellezza senza tempo che solo storia e arte sanno evocare.

Informazioni

Come visitare la mostra

Dove

Sala Mostre “Mario Bertozzi” — Rocca di Forlimpopoli
Piazza Fratti — 47034 Forlimpopoli (FC), Italia

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Quando

Dal 12 al 27 settembre 2026
Tutti i giorni, dalle 16:00 alle 18:00

Crediti

Organizzazione di Francesco Giusti. Prefazione a cura di Carla Agostini. Con il patrocinio del Comune di Forlimpopoli.

Contatti

Per informazioni sulle opere, visite guidate o richieste della stampa.

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Ringraziamenti

Desidero esprimere la mia profonda gratitudine a chi, in questi oltre vent’anni di cammino, ha creduto nella mia ricerca, offrendomi ascolto, confronto e lo spazio per far vibrare le mie immagini.

Il mio grazie più sincero va a coloro che hanno curato questo catalogo e hanno saputo tradurre in parole l’urgenza silenziosa della mia pittura, offrendo una chiave di lettura preziosa per entrare nel mio tempo e nella mia memoria della luce.

Un pensiero di immensa riconoscenza e affetto va al Maestro Michele Pagano, amico fraterno e guida generosa: a lui devo l’inizio di questo viaggio e la consapevolezza di poter guardare il mondo attraverso la libertà del colore.

Ringrazio gli amici, gli artisti e i collezionisti che hanno condiviso con me la magia degli anni del Caffè di Cesena, un luogo che è stato linfa, casa e scuola di vita, e dove ho capito che l’arte è prima di tutto un atto di condivisione profonda.

Un ringraziamento speciale va alla mia famiglia, che ogni giorno con pazienza e discrezione cammina al mio fianco, supportando i miei silenzi, le mie ore passate davanti alla tela e quella costante necessità di cercare la luce che abita dentro le cose.

A tutti voi, e a chi si fermerà anche solo per un istante a guardare queste opere, va la mia più sincera gratitudine.

Christian Nardi